Carissimi/e tutti/e vi comunico che i due volumi dei vostri contributi (Res Publica ex Machina e I corpi della macchina) sono già dall'Editore e spero che presto possano arrivare le prime bozze. La stampa mi auguro sarà pronta per i primi giorni di autunno. Buona estate.
Tutta l'infelicità dell'uomo deriva dalla sua incapacità di starsene nella sua stanza da solo. (Blaise Pascal)
martedì 3 agosto 2021
mercoledì 23 giugno 2021
martedì 18 maggio 2021
LiberiLibri
Il giorno 20 maggio alle ore 17 sarà presentato da Franca D'Agostini e Roberto Masiero il libro Dall'Arte... allo Zero. Piccolo dizionario filosofico dell'ingegneria, di Vittorio Marchis. La presentazione fa parte del ciclo di conferenze-dibattiti "LiberiLibri".
Questo il link: https://polito-it.zoom.us/j/91032944964
lunedì 3 maggio 2021
come fare una bibliografia
Ecco alcuni esempi:
(Weinberg 2015): Stephen Weinberg, Lectures on Quantum Mechanics, Cambridge UK : Cambridge University Press, 2015.
(Charpentier 2015): Jacques Charpentier, Justice Machines, Macerata: Liberilibri, 2015.
(Harley 1992): John Brian Harley, Deconstructing the map, in "Program of African Studies", no. 3, pp. 10-13, 1992; Reprinted from "Cartographica", v. 26, n. 2 (Spring 1989), 1-20.
(MareNostrum 2013): Mare Nostrum Operation, https://www.marina.difesa.it/EN/operations/Pagine/MareNostrum.aspx <03/05/2021>
(D'Alisa et al. 2015): Giacomo D’Alisa, Federico Demaria e Giorgos Kallis (ed.), Degrowth : A Vocabulary for a New Era, Abingdon: Routledge, 2015.
sabato 24 aprile 2021
L'equazione dell'anima
Marco Pozzi ci consiglia la lettura di questo libro di Arthur Miller: un aiuto per chi si vuole cimentare intorno alla fisica quantistica.
martedì 20 aprile 2021
La modernità
MODERNVS
dal latino tardo modernus cioè "or ora, recentemente, poco fa, al presente"; lemma simile a modus, limite, termine, nel senso generale di "entro i limiti del tempo presente", a cui si aggiunge la desinenza -ernus per indicare appartenenza.
L'Europa e l'invenzione della modernità
in https://journals.openedition.org/qds/643#tocfrom1n3
Quando ci si interroga sull’identità dell’Europa, troppo spesso si ricercano origini comuni, oppure elementi di un patrimonio condiviso. L’approccio che qui presento intende allontanarsi da questo punto di vista, ponendo al centro l’analisi dei processi che hanno reso l’Europa il primo laboratorio della modernità. Tale cruciale esperienza non si iscrive in un tempo unitario, come troppo a lungo ha suggerito la definizione tradizionale di un’“epoca moderna” (early modern), che andava dalle grandi scoperte geografiche fino all’età delle rivoluzioni. Deve essere piuttosto compresa come un insieme di esperienze, tra le quali alcune (come la rinascita del diritto romano, fondamento della costruzione dello Stato) risalgono al Medio Evo, mentre molte altre si sono estese e sviluppate sino ai nostri giorni.
La nozione di modernità è infatti relativa e, a sua volta, mutante. Reinhard Koselleck (1986) ci ha insegnato l’approccio più efficace per recuperarne il significato più profondo nella semantica del concetto di movimento: dal vocabolo latino modus-modernus al suo uso al femminile come “moda” nel linguaggio quotidiano di oggi: qualcosa il cui valore massimo consiste proprio nel mutamento. A più riprese, le società europee si sono preoccupate di definire ciò che le distingueva dalle società che le avevano precedute: l’Umanesimo, le dispute tra Antichi e Moderni sono i momenti iniziali di questa auto-rappresentazione. Al di là delle rappresentazioni polemiche tra chi pretendeva di riappropriarsi dei valori del mondo antico e chi, al contrario, intendeva rompere con esso per inaugurare tempi nuovi, possiamo cogliere un nuovo concetto della storia come mutamento, come cammino dell’umanità. Dal Rinascimento all’Illuminismo questo gioco di tensioni si è riproposto costantemente e si è situato al cuore dell’identità europea, fissando ogni volta una concezione del tempo storico e una rappresentazione dei futuri possibili; al tempo stesso, ha organizzato i rapporti che l’Europa ha definito con i mondi non-europei.
Goethe, "Schlect und Modern!", Faust II A IV, Hochgebirg / Faust Vs 10176. (in Lexikon der Goethe-Zitate, Munchen : dtv, 1995)
martedì 13 aprile 2021
Le macchine inutili di Munari
(si guardino i materiali sul portale della didattica)
Le macchine inutili di Bruno Munari
Intelligenza e stupidità (artificiale)
La meccanica logica di Annibale Pastore
La logica formale dedotta dalla considerazione di modelli meccanici
Torino : Bocca, 1906 (sul portale della didattica)
venerdì 2 aprile 2021
Il corpo di Pinocchio
Ecco alcune citazioni:
– Smetti! tu mi fai il pizzicorino sul corpo!
E perché il corpo gli seguitava a brontolare più che mai, e non sapeva come fare a chetarlo, pensò di uscir di casa e di dare una scappata al paesello vicino
si batté tutto contento le mani sul corpo, e disse gongolando: – Ora sì che sto bene!
– E a me la scuola mi fa venire i dolori di corpo. Ma da oggi in poi voglio mutar vita.
Allora i ragazzi, indispettiti di non potersi misurare col burattino a corpo a corpo, pensarono bene di metter ano ai proiettili,
– Io no, – balbettò il burattino che non aveva più fiato in corpo.
Invece di capelli aveva sulla testa un cespuglio foltissimo di erba verde; verde era la pelle del suo corpo, verdi gli occhi, verde la barba lunghissima, che gli scendeva fin quaggiù.
E risero, risero, risero da doversi reggere il corpo: se non che, sul più bello del ridere, Lucignolo tutt’a un tratto si chetò, e barcollando e cambiando colore, disse all’amico: – Aiuto, aiuto, Pinocchio!
– Allora mangia il fieno! – replicò il padrone che intendeva benissimo il dialetto asinino. – J-a, j-a, il fieno mi fa dolere il corpo!...
Mi dispiacerebbe troppo di aprire una triglia o un nasello fritto e di trovargli in corpo una coda di ciuco!
e lo inghiottì con tanta violenza e con tanta avidità, che Pinocchio, cascando giù in corpo al Pesce-cane, batté un colpo così screanzato, da restarne sbalordito per un quarto d’ora.
ma quand’ebbe la prova e la riprova di trovarsi chiuso in corpo al mostro marino allora cominciò a piangere e a strillare
– È molto grosso questo Pesce-cane che ci ha inghiottiti? – domandò il burattino. – Figùrati che il suo corpo è più lungo di un chilometro, senza contare la coda.
e cominciò a camminare a tastoni dentro il corpo del Pesce-cane, avviandosi un passo dietro l’altro verso quel piccolo chiarore che vedeva baluginare lontano lontano.
e traversarono tutto il corpo e tutto lo stomaco del Pesce-cane.
– Io sono il Tonno, il tuo compagno di prigionia in corpo al Pesce-cane.
lunedì 29 marzo 2021
sabato 27 marzo 2021
Il corpo nella Divina Commedia
- Poi ch’hei posato un poco il corpo lasso (Inf. I, 28)
- E caddi, come corpo morto cade. (Inf. V, 142)
- Che l’anima col corpo morta fanno. (Inf. X, 15)
- Quando si parte l’anima feroce | Dal corpo, ond’ella stessa s’è disvelta, (Inf. XIII, 95)
- E visse, e vi lasciò suo corpo vano. (Inf. XX, 87)
- E son col corpo che ho sempre avuto. (Inf. XXIII, 96)
- Se col suo grave corpo non s’accascia. (Inf. XXIV, 54)
- Per ch’io il corpo suso arso lasciai. (Inf. XXX, 75)
- Del padre loro Alberto e di lor fue. | D’un corpo usciro; (Inf. XXXII, 58)
- Ed egli a me: Come il mio corpo stea | Nel mondo su, nulla scienza porto. (Inf. XXXIII, 123)
- Sappi che tosto che l’anima trade, | Come fec’io, il corpo suo l’è tolto (Inf. XXXIII, 130)
- E forse pare ancor lo corpo suso | Dell’ombra che di qua dietro mi verna. (Inf. XXXIII, 134)
- Che questi lasciò un diavolo in sua vece | Nel corpo suo, e d’un suo prossimano, . (Inf. XXXIII, 146)
- E in corpo par vivo ancor di sopra. (Inf. XXXIII, 157)
- Come gente che pensa suo cammino, ! Che va col core, e col corpo dimora. (Purg. II, 12)
- Così com’io t’amai | Nel mortal corpo, così t’amo sciolta: (Purg. II, 89)
- dov’è sepolto | Lo corpo dentro al quale io facea ombra: (Purg. III, 26)
- Che questi è corpo uman che voi vedete (Purg. III, 95)
- L’ossa del corpo mio sarieno ancora | In cò del ponte presso a Benevento (Purg. III, 125)
- Quando s’accorser, ch’io non dava loco, | Per lo mio corpo, al trapassar de’ raggi, (Purg. V, 26)
- Che il corpo di costui è vera carne. (Purg. V, 33)
- Lo corpo mio gelato in su la foce | Trovò l’Archian rubesto; (Purg. V, 124)
- Vidi Conte Orso, e l’anima divisa | Dal corpo suo per astio e per inveggia, (Purg. VI, 20)
- Misurrebbe in tre volte un corpo umano: (Purg. X, 24)
- O anima, che fitta | Nel corpo ancora, inver lo ciel ten vai, (Purg. XIV, 11)
- Come a lucido corpo raggio viene. (Purg. XV, 69)
- Quando disanimato il corpo giace; (Purg. XV, 135)
- Perché suo figlio mal del corpo intero (Purg. XVIII, 124)
- E lascia il corpo vilmente disfatto. (Purg. XXIV, 87)
- A dir: Colui non par corpo fittizio. (Purg. XXVI, 12)
- S’io era corpo, e qui non si concepe, Come una dimensione altra patìo, | Ch’esser convien se corpo in corpo repe (Par. II, 37-39)
- Ma ditemi: che sono i segni bui | Di questo corpo, (Par. II, 50)
- Esto pianeta; o sì come comparte | Lo grasso e il magro un corpo, così questo | Nel suo volume cangerebbe carte. (Par. II, 77)
- Dentro dal ciel della divina pace | Si gira un corpo, (Par. II, 113)
- Virtù diversa fa diversa lega | Col prezioso corpo ch’ell’avviva, (Par. II, 140)
- Per la natura lieta onde deriva, | La virtù mista per lo corpo luce, (Par. II, 143)
- Lo corpo, onde ella fu cacciata, giace (Par. X. 127)
- E al suo corpo non volle altra bara. (Par. XI, 117)
- Chè gli organi del corpo saran forti (Par. XIV, 59)
- Come del corpo il cibo che s’appone (Par. XVI, 69)
- In Terra è terra il mio corpo, e saragli (Par, XXV, 124)
- Maggior bontà vuol far maggior salute: | Maggior salute maggior corpo cape, | S’egli ha le parti ugualmente compiute. (Par. XXVIII, 67-69)
- Noi semo usciti fuore | Del maggior corpo al Ciel ch’è pura luce, (Par. XXX, 39)
- Sì che l’anima mia, che fatta hai sana, | Piacente a te dal corpo si disnodi. (Par. XXXI, 90)


























