domenica 29 gennaio 2017

Le macchine di Robert Musil

La macchina in: Robert Musil, L’uomo senza qualità

Domande e risposte ingranano come i pezzi di una macchina, ogni individuo ha soltanto compiti precisi, le professioni sono raggruppate in luoghi determinati, si mangia mentre si è in moto, i divertimenti sono radunati in altre zone della città, e in altre ancora sorgono le torri che contengono moglie, famiglia, grammofono e anima.

Nel mondo di Goethe il battito dei telai era ancora considerato un rumore molesto; ai tempi di Ulrich s'incominciò a gustare la canzone delle macchine, dei magli e delle sirene di fabbrica.

Non è quindi una piccola fortuna scoprire, come fece Ulrich appena smesso di correre la cavallina, che l'uomo in tutte le cose per lui più nobili e alte è molto meno moderno delle sue macchine.

Si rivelarono uomini strettamente legati alle loro tavolette da disegno, amanti della loro professione e in essa ammirevolmente valenti; ma proporre loro di applicare l'audacia dei loro pensieri a se stessi invece che alle loro macchine, sarebbe stato come pretendere che facessero di un martello l'uso contro natura che ne fa un assassino
.
Sul precedente periodo Ulrich poteva oggi crollare il capo, come se gli avessero parlato delle trasmigrazioni della sua anima, ma sul terzo dei suoi esperimenti no davvero! E’ comprensibile che un ingegnere si concentri tutto nella sua specialità, invece di spaziare nel vasto, libero mondo del pensiero, anche se le sue macchine vengon spedite fino agli estremi confini della terra; non gli si chiede, infatti, di saper trasferire alla sua anima privata lo spirito audace e novatore dell'anima della sua tecnica, così come non si chiede a una macchina di applicare a se stessa i calcoli infinitesimali su cui è fondata.

Forse non tutti credono alla storia del diavolo a cui si può vendere l'anima, ma quelli che di anima devono intendersene, perché in qualità di preti, storici e artisti ne traggono lauti guadagni, attestano che essa è stata rovinata dalla matematica, e che la matematica è l'origine di un perfido raziocinio che fa, sì, dell'uomo il padrone del mondo, ma lo schiavo della macchina.

Non sapeva bene che cosa avrebbe compiuto con quella forza; se ne poteva far tutto o nulla, diventare un redentore del mondo o un delinquente. E generalmente questa è la posizione mentale dalla cui esistenza il mondo delle macchine e delle invenzioni riceve continui rifornimenti. Ulrich aveva considerato la scienza come una preparazione, una disciplina e una specie di allenamento.

Può darsi che una volta ci fosse in Diotima qualcosa di originario, una presaga sensitività drappeggiata in quel tempo nella ben spazzolata veste della sua correttezza, che adesso ella chiamava guaina e che ritornava nella metafisica batikata di Maeterlinck, in Novalis, soprattutto però nell'ondata anonima di romanticismo annacquato e di nostalgia religiosa che l'età delle macchine ha per un certo tempo emanato come manifestazione di protesta spirituale e artistica contro se stessa.

Un istante dopo, Clarisse e Walter ripartirono come due locomotive lanciate fianco a fianco. Il pezzo che sonavano volava loro incontro come rotaie lampeggianti, spariva nella macchina rombante e restava alle loro spalle, paesaggio sonoro meravigliosamente presente.

Il poliziotto in principio li osservò con la coda dell'occhio, poi di fronte e poi da vicino; stette a guardare per un po', come un braccio del ferreo macchinario statale, che finisce in bottoni e altre parti metalliche.

Gli parve d'essere negli ingranaggi di una macchina che lo scomponesse in pezzi impersonali, generali, ancor prima che si parlasse della sua colpa o non colpa. Il suo nome, le due parole più povere di immaginazione ma più ricche di sentimento in tutto il linguaggio umano, qui non significava niente.

L'uno incolpava dei mali presenti un fatto specifico e ne esigeva l'abolizione e quei fatti erano, nientemeno, l'ebraismo o la Chiesa cattolica, il socialismo o il capitalismo, il macchinismo o lo sviluppo insufficiente della tecnica, la mescolanza delle razze o la divisione delle razze, la proprietà terriera oppure l'urbanesimo, l'intellettualismo oppure il basso livello culturale del popolo.

Devi sapere che lui di solito dipinge come una macchina a vapore, ma allora lo sorprendevo sovente in una delle grandi sale deserte con un libro in mano che non aveva nemmeno aperto.

La Chiesa cattolica ha commesso un grave errore minacciando di morte un tal uomo e costringendolo alla ritrattazione invece di ammazzarlo senza tanti complimenti; perché il suo modo, e quello dei suoi simili, di considerare le cose, ha poi dato origine in brevissimo tempo, se usiamo le misure della storia agli orari ferroviari, alle macchine utensili, alla psicologia fisiologica e alla corruzione morale del tempo presente, e ormai non può più porvi rimedio. Probabilmente ha commesso quest'errore per troppa prudenza, giacché Galileo non era soltanto lo scopritore del moto della terra e della legge della caduta dei gravi, ma era anche un inventore al quale s'interessava, come si direbbe oggi, il gran capitale.

La scatola luminosa e dondolante entro cui viaggiava gli sembrò una macchina nella quale alcune centinaia di chilogrammi di umanità venissero rimescolati per far di loro l'avvenire. Cent'anni fa sedevano nelle carrozze di posta con la stessa espressione sul viso, e fra cent'anni sa Iddio come saranno sistemati, ma certo siederanno allo stesso modo in qualche veicolo del futuro Ulrich ne ebbe la rivelazione e si sentì ribollire il sangue contro l'accettazione inerme di fatti e di mutamenti, la rassegnata contemporaneità, il balordo e paziente andare coi secoli, che infine è indegno dell;uomo; ed era proprio come se egli improvvisamente si fosse ribellato contro il cappello di forma abbastanza strana, che portava in capo.

Che altri verbi avevano proclamato? Il ridimensionamento dell'uomo sulla base di un piano di lavoro mondiale all'americana, attraverso il mezzo fisico della forza meccanizzata. Il lirismo, congiunto alla penetrante drammaticità della vita. Il tecnicismo: uno spirito degno dell'età della macchina. Blériot, aveva esclamato uno, trasvola in questo momento la Manica con la velocità oraria di cinquanta chilometri! Bisogna scrivere questo poema dei cinquanta chilometri e buttare nell'immondezzaio tutta l'altra letteratura ammumta! Predicavano l'accelerismo, cioè l'accrescimento massimo della velocità delle esperienze, sulla base della biomeccanica sportiva e della precisione acrobatica. Il rinnovamento fotogenico per mezzo del film.

Conosceva annessi e connessi del cubo, aveva fatto costruire delle città-giardino per i suoi dipendenti; era esperto di macchine, col loro ritmo e la loro intelligenza; sapeva parlare di introspezione dell'anima, e aveva investito capitali nelle nuove industrie cinematografiche.

Ulrich, mentre firmava, chiese al funzionario se la città non possedeva ancora una di quelle macchine elettriche per fare salsicce, che recavano all'esterno l'immagine di san Luca, patrono dei macellai; lui ne aveva visto una a Bruxelles...


Il mio carattere è una specie di macchina per deprezzare continuamente la vita! Replicò Ulrich. Voglio diventare diverso!

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